A proposito dei test – Lettera a Repubblica

A proposito dei test- Lettera a Repubblica
Ho letto su Repubblica, qualche giorno fa, l’apologia dei test INVALSI – contestati da studenti e professori – e dei test in genere, considerati dall’autore dell’articolo un valido, seppur perfettibile, strumento di valutazione e di selezione.
Ho insegnato per quarant’anni e dissento radicalmente da una simile posizione, ormai – purtroppo – divenuta dominante. Non è che io abbia, o abbia mai avuto, timore del giudizio altrui. Ciò che trovo sbagliato e pericoloso è il “modello di cultura” sotteso al sistema di valutazione tramite test. Una cultura – si fa per dire – che consiste nell’immagazzinare nella mente il maggior numero possibile di nozioni e di dati. Un tipo di cultura in cui “tertium non datur”. Nessuno spessore problematico, nessuno sforzo argomentativo. La complessità del reale è eliminata, il mondo diventa straordinariamente semplice: bianco o nero, sì o no … Si impone così – con la forza, perché costringe chiunque ad adeguarsi a questa modalità di selezione – un nuovo modello umano: l’erudito diligente ma incapace di pensiero critico, l’enciclopedico che conosce una gran quantità di nozioni, ma non riesce a rielaborarle in un insieme organico e coerente che abbia un senso, e – soprattutto – non si pone problemi, docile esecutore dei dettami altrui. Suddito, non cittadino.
La scuola non è questo: insegnare vuol dire comunicare “per contagio” passione per la conoscenza, dialogare con le nuove generazioni, trasmettere un’eredità di valori e di memoria storica che costituiscono un patrimonio irrinunciabile per un popolo che voglia rimanere libero e sovrano.
Ci si lamenta della situazione di degrado etico, civile e politico dell’Italia attuale: non è ciò che ci si prefiggeva, annientando la scuola pubblica, umiliando i professori e riducendo i media a puro megafono del potente di turno?
Lucia Cutuli
17 maggio 2014

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