sull’Agamennone di Eschilo: guida all’analisi -parte II

TERZO STASIMO

E’ il più angosciato, pervaso da una cupa atmosfera di attesa. Il Coro non sa ancora il motivo dei suoi tristi presentimenti. Come nelle altre tragedie, Eschilo è maestro nell’arte di creare un clima di tensione crescente che sfocerà nella catastrofe. Il canto del Coro è senza lira, come il canto funebre delle Erinni. La danza di un destino infallibile avvolge nei suoi vortici il cuore. Il linguaggio è denso di immagini potenti, di metafore ardite (strofe e antistrofe 1).
Nella seconda parte (strofe e antistrofe 2) il tono è meno concitato, più meditativo: Eschilo ribadisce il principio etico del μηδὲν άγαν. L’eccesso di di ricchezza e di potere provoca sventura: è il pensiero tradizionale greco (che troveremo espresso da Erodoto)che qui, ancora una volta, viene ripreso. Ma anche superato: non è l’eccesso di ricchezza, di per sé, ad attirare sventura. E’ il sangue sparso, è la vita altrui, ingiustamente sacrificata, ad attirare la vendetta delle Erinni. Chi è stato ucciso non può più essere richiamato in vita: e quindi la vendetta delle Erinni è inevitabile e inesorabile. Qui il Coro non sviluppa compiutamente questi concetti: l’ha già fatto nel secondo stasimo. Si limita a evocarli, per ribadirne il valore, accentuando così il clima di suspence che precede il culmine della tragedia. Da notare la metafora della nave – cara ad Eschilo – qui riferita al γένος degli Atridi: essa si avvia al naufragio, cozzando contro gli scogli. Ormai non c’è più speranza.

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Sull’Agamennone di Eschilo: guida all’analisi -parte prima

In primo piano

Uno degli errori didattici più frequentemente commessi da noi docenti consiste nel consegnare a dei ragazzi di sedici, diciassette anni, che vivono in un mondo distante milioni di anni-luce da quello greco antico, un classico da leggere e commentare, magari con il supporto di una adeguata bibliografia. Come se si avesse a che fare con universitari, iscritti in Lettere Classiche (quelle di un tempo, almeno …). Nel 99 per cento dei casi un ragazzo leggerà frettolosamente il testo (purché sia in una traduzione italiana “facile”),  lo troverà stravagante e a lui totalmente estraneo e il suo commento più spontaneo sarà: “Che barba” oppure “boh!” Per obbligo cercherà di arrangiarsi scopiazzando o parafrasando il testo critico da noi consigliato, o farà copia e incolla da internet …
I classici sono testi difficili. Il loro contesto storico – culturale è “un altro mondo”, al quale bisogna guidare passo per passo i ragazzi, perché possano capire e imparare ad apprezzare. Senza modernizzazioni idiote. Perché ci sia “dialogo” con i classici bisogna che ciascuno mantenga la propria identità, noi la nostra di moderni, essi la loro “antica” e diversa. Bisogna cercare di penetrare nel testo in profondità: solo così sarà possibile cogliere ciò che ci accomuna a persone vissute venticinque secoli fa (o anche più).Per prima cosa, bisogna leggere in classe – e spiegare – il più possibile il testo che è oggetto di studio. A costo di tagliare drasticamente la “storia della letteratura”. A che serve, del resto, memorizzare autori, date e biografie, elenchi di opere – magari perdute – con il loro contenuto, se non si conoscono in modo approfondito quei classici che costituiscono il fondamento della nostra civiltà? So bene che la conoscenza mnemonica delle nozioni “pure” è il requisito principale  -spesso l’unico- richiesto oggi all’università: ma questo è un altro discorso. Ed è un motivo in più, oggi, per spingere i giovani a scartare certe facoltà umanistiche che, oltre a non offrire sbocchi professionali adeguati, danno un  contributo assai mediocre alla loro formazione culturale.
Dunque, dopo la lettura integrale dell’opera in classe (ciascun alunno doveva avere il testo completo con traduzione a fronte: ce ne sono di ottimi a bassissimo prezzo anche nelle bancarelle e nelle edicole) presentavo alla classe uno SCHEMA DI LAVORO, che, nel caso della tragedia presa in esame, l’Agamennone di Eschilo, è il seguente:
1) Esporre sinteticamente (anche in stile nominale) la struttura del dramma e il contenuto delle singole parti, indicando anche i personaggi in essa presenti.
2) Il coro: da chi è costituito? Ha una sua fisionomia, delle posizioni precise? Le opinioni espresse dal coro sono da ritenere le opinioni dell’Autore? O anche di altri? E di chi, eventualmente? Esporre brevemente il contenuto di ciascun pezzo corale (parodo, stasimi, ecc.) Quale rapporto hanno le parti corali con l’azione principale? Sono ad essa legate, o sono puri intermezzi lirici destinati a diminuire e allentare momentaneamente la tensione del pubblico? (Occorre, però, preventivamente, nel corso delle lezioni generali sulla tragedia, avere già spiegato e letto un esempio di coro – intermezzo lirico, ad esempio un brano dell’ultimo Euripide. Altrimenti i ragazzi non possono sapere di che stiamo parlando). Qual è il rapporto tra il coro e i personaggi?
3) Analisi dei personaggi principali: a) Agamennone b) Clitemestra c) Cassandra. Per analizzare un personaggio bisogna prendere in considerazione i seguenti elementi: ciò che dice, ciò che fa, ciò che gli altri dicono di lui, i suoi rapporti con gli altri personaggi, e, in modo particolare, i termini più ricorrenti nei suoi discorsi (sono rivelatori del suo mondo interiore), le metafore, le similitudini e le altre figure retoriche a lui riferite o da lui adoperate. Infine: di quanti attori poteva disporre Eschilo al momento della rappresentazione dell’Agamennone? Come erano distribuite le parti? (cioè: quale altro ruolo rivestiva l’attore che impersonava Agamennone? E gli altri?)
4) Problematica del testo eschileo: quali problemi sono al centro dell’opera? Quali messaggi l’autore intendeva comunicare al suo pubblico?  Che cosa si intende con l’espressione παθει μαθος? Che cos’è la hybris? Quale idea ha Eschilo della religione? Lo Zeus dell’Agamennone è uguale a quello del Prometeo? (Ovviamente, gli alunni devono avere già studiato l’autore sul manuale) Qual è in questo dramma il ruolo di Dike?  Chi è Ate? Gli uomini sono pienamente responsabili delle loro azioni? E infine: quale concezione della donna è presente nell’Agamennone? Continua a leggere

La nascita della filosofia – Dibattito impossibile

DIBATTITO IMPOSSIBILE

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA

 

Presentatrice   Cari amici, ho il piacere di presentarvi un avvenimento d’eccezione: un dibattito “impossibile” sulla nascita della filosofia greca. Per l’occasione sono gentilmente intervenuti il Prof. Burnet, il  Prof. Cornford, il Prof. Thomson … (tende la mano per salutare i tre distinti personaggi … e si ritrae impaurita. La sua mano ha stretto … l’aria) Ah, dimenticavo, scusate! (si asciuga la fronte col fazzoletto) … i nostri illustri ospiti sono … come dire … un po’ evanescenti.

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Presentazione

Sono una ex docente di latino e greco, in pensione da un paio di anni. Nel corso della mia quarantennale esperienza didattica – equamente divisa tra ginnasio e liceo – mi è capitato di scrivere moltissimo: o perché i testi in adozione non mi soddisfacevano, o perché dovevo cercare di adattarmi alle diverse esigenze di classi sempre nuove, o perché mi piaceva inventare strumenti nuovi e inusuali. Ho pensato, con un pizzico di immodestia, che tutta questa mole di materiale didattico potesse servire a qualche collega, se non altro come spunto e stimolo a “inventare”. Per questo ho messo tutto a disposizione di chiunque lo  desideri, nella speranza ( o illusione?) che il lavoro svolto possa ancora avere qualche utilità, in un momento in cui la scuola, e il liceo classico in particolare, devastato da decenni di pseudo riforme scriteriate, sono in coma profondo. Pur essendo convinta – con il pessimismo della ragione, come si suol dire – che l’attuale imbarbarimento sia frutto di una precisa scelta politica, mi auguro – con l’ottimismo  della volontà – che anche il presente “secolo oscuro” tramonti e che si possa ritornare con passione allo studio della civiltà classica e alla ricerca delle nostre radici. Perché distruggere ogni memoria del proprio passato è estremamente pericoloso. Perché se si vuole trasformare la realtà che ci circonda è indispensabile aiutare i giovani a formarsi una coscienza critica, a non lasciarsi irretire dalle lusinghe di un mondo sempre più schiavo del mercato e sempre più disumano. Perché, in un momento in cui si pretende di subordinare la ripresa economica e sociale del nostro Paese all’azzeramento dei diritti dei lavoratori ( inclusi i docenti) e alla loro dequalificazione (v. condizioni attuali dell’università e sistemi di reclutamento), lo studio dei classici ci aiuta a non chinare la testa davanti a nessuno e a “resistere, resistere, resistere”. Non a caso inizio con i miei appunti sul Prometeo, la tragedia greca che più amo e che mi è maggiormente congeniale.

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