Osservazioni sull’Antigone

A una prima lettura, si sarebbe tentati di collocare l’Antigone nella fase “eschilea” di Sofocle (v. la battuta finale del coro, teatralmente piuttosto “debole”, che sembra riecheggiare il concetto di παθει μαθος). Nulla di più falso. Certamente, l’Antigone è opera composita, diseguale, ancora lontana dalla perfezione e dalla compattezza drammatica dell’Edipo re. E tuttavia il distacco da Eschilo si è già compiuto: tipici del Sofocle maturo sono i personaggi e la problematica affrontata. Antigone, la protagonista, appare al centro di una duplice contrapposizione: con Ismene da una parte, con Creonte – e i principi che egli incarna – dall’altra. Spiritualmente vicina ad Aiace, ad Eracle, a Filottete, non ammette compromessi, nè riesce a capire le ragioni di chi fa riferimento a un diverso sistema di valori. Non è un caso che i suoi discorsi siano dominati dall’ossimoro e – soprattutto – dall’antitesi, intesa non solo come figura retorica, ma anche come struttura “sotterranea” del pensiero.

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Italiano ginnasio: IL PUZZLE (esercizio sulla struttura di un testo)

Premessa: uno dei problemi più rilevanti, in IV ginnasiale, è quello di riuscire a insegnare come strutturare un testo (di natura argomentativa o di analisi : il classico “tema”. insomma). Spesso gli adolescenti scrivono tutto ciò che viene loro in mente senza seguire un ordine preciso, in maniera “casuale”, in modo tale da creare quello che io chiamo “l’effetto elenco”, un’affermazione dopo l’altra (poi c’è …). Questo esercizio ha lo scopo di intervenire su quella che la retorica antica chiamava “dispositio” : dati già da me i contenuti (eliminato, quindi, per il momento, il grosso problema della “inventio” ), ma in modo frammentario e caotico, bisogna disporli in modo tale da ottenere un testo logicamente ordinato e coerente, inserendo, infine, gli opportuni connettivi per dare coesione al discorso. Importante: il testo del puzzle deve essere stampato su una sola facciata di ciascun foglio, in modo tale che sia possibile ritagliare i vari “pezzi”.

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A proposito del ” Prometeo incatenato “

Come Ulisse ed Edipo, Prometeo è il protagonista di uno dei miti fondamentali della nostra civiltà e del nostro inconscio collettivo: è il simbolo della rivolta dell’uomo contro le forze tiranniche – divine e naturali – che cospirano a tenerlo in una condizione quasi ferina, di perpetua soggezione; è il simbolo del suo tentativo di uscire (per citare Kant) dallo “stato di minorità”, per diventare artefice autonomo della sua storia.                                                                    Il mito di Edipo rappresenta, tout court, la nascita dell’uomo (non a caso, secondo alcuni mitografi antichi, era stato proprio Prometeo a creare gli esseri umani, dando loro vita, dopo averli plasmati col fango), così come la scoperta del fuoco costituisce il passaggio dallo stato di natura alla cultura, e, in particolare, l’origine della civiltà occidentale, che è fondata sul progresso tecnico, con i risvolti positivi e negativi che questo comporta: già Sofocle, nel primo stasimo dell’Antigone, esprimeva piena consapevolezza dell’ambivalenza del progresso umano. Mi sembra più che mai attuale, oggi, avviare una riflessione sul senso della nostra civiltà, nel momento in cui essa, divenuta dominante, rischia di sovrapporsi alle altre, fino a schiacciarle. Oppure rischia di fare violenza alla natura, al mondo in cui viviamo. Non senza una certa ragione Orfici e Pitagorici contestavano radicalmente il mito di Prometeo e ciò che esso rappresentava per la polis antica (1). Ma chi era Prometeo?                                                                                                                                                                                                                                                               Le religioni primitive presentano la figura ambivalente dell’eroe civilizzatore, che è, nello stesso tempo, un benefattore e un “trickster” (cioè un “briccone” astuto, i cui tiri, però, a volte sortiscono effetti opposti a quelli sperati) (2). Prometeo è, appunto, un eroe civilizzatore di origine antichissima, pregreca, sicuramente estraneo al pantheon degli dei olimpici, espressione di quella religiosità ctonia che caratterizzava il mondo egeo protostorico.

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